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Insuperabili: il punto di vista di chi lavora sul campo con gli atleti

Dopo l’intervista ad Annalisa Cerrone, responsabile psicoeducativa del progetto Insuperabili, ho pensato di intervistare Francesco e Clara, due ragazzi che lavorano come coach all’interno di Insuperabili e che sono iscritti alla magistrale di Psicologia dei Processi Cognitivi, curriculum in Neuroscienze Cognitive, a Caserta.

Da quanto siete dentro Insuperabili?

Lavoriamo con Insuperabili Reset Academy da due anni e abbiamo volontà di continuare.

Con che ragazzi vi siete interagiti e avete avuto a che fare?

Maggiormente con ragazzi di sesso maschile, dal più piccolo di 5 anni al più grande di 38. Purtroppo, per una questione di numeri, anche se volessimo dividere le persone in squadre diverse siamo costretti a riunirli in gruppi più grandi e molto eterogenei. Ovviamo al problema della non-possibile suddivisione in gruppi creando comunque due sottogruppi durante l’allenamento, così da tenerli tutti insieme e in modo da sviluppare dinamiche di squadra. All’incontro con l’Academy di Torino (da cui è nato il progetto Insuperabili Reset Academy) ci dissero che avremmo visto cosa davvero sarebbe divenuta l’Academy dopo i primi 4-5 anni. È un progetto in crescita.

Voi cosa fate dentro Insuperabili?

Siamo in un team di 5 persone e noi siamo i referenti dell’area psicologica. Abbiamo delle categorie divisorie, per dirne alcune, i Primi Calci sono i ragazzi con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) a basso funzionamento e i Berretti sono i ragazzi con la Sindrome di Down. Abbiamo poi anche la Primavera e gli Holly & Benji, categorie che includono ragazzi a più alto funzionamento. Clara si occupa dei Primi Calci, gestendo le schede psicoeducative dei ragazzi e dialogando con la responsabile degli stessi, mentre Francesco si occupa delle altre categorie e, in base alla categoria, si coordina con determinate figure da Torino. In particolare, Francesco dà una panoramica generale sugli atleti, sulla comunicazione tra atleti e staff e sul clima generale degli allenamenti durante la settimana.

Come funziona l’allenamento?

Ad inizio anno si fissano degli obiettivi per ogni singolo atleta che siano sportivi o psicoeducativi. Per esempio: il ragazzo è lento e poco veloce? Lavoriamo sulla velocità. Il ragazzo tende ad isolarsi e a staccarsi dal gruppo? Allora miglioriamo questa capacità. Ci si prefigurano questi obiettivi e durante i mesi di stagione si cerca di raggiungerli. Questo a livello macroscopico-organizzativo. Poi, a livello microscopico, prepariamo il campo per un allenamento di 1h consono agli obiettivi prefigurati. Al termine dell’allenamento vengono portati in spogliatoio, si cambiano ed escono per essere portati ai loro genitori. All’inizio abbiamo sottovalutato questo aspetto ma il genitore è una figura fondamentale per raggiungere gli obiettivi prefissati. Più il genitore si fida, dice Clara, più si crea il rapporto con noi.  All’inizio i genitori erano presenti ed osservavano gli allenamenti ma col tempo, insieme, abbiamo notato che questo rappresentava una distrazione per i nostri ragazzi. Abbiamo, quindi, deciso, insieme ai genitori, che fosse più produttivo evitare la loro presenza fisica durante gli allenamenti per mantenere l’attenzione dei ragazzi sugli obiettivi del giorno. I genitori sono i nostri alleati migliori ed ecco perché al termine di ogni allenamento ci tratteniamo con loro per un feedback giornaliero e stabiliamo, insieme, in che modalità migliorare aree specifiche. Gli Insuperabili sono davvero una grande famiglia ed è insieme che facciamo la differenza.

Avete fatto convalidare questa esperienza come tirocinio?

Sappiamo che su altre Academy molti ragazzi l’hanno fatto, noi non l’abbiamo fatto convalidare come tirocinio poichè il nostro percorso triennale e magistrale non prevede tirocini obbligatori. Fossimo in una facoltà che prevede uno o più tirocini obbligatori, sarebbe comunque assolutamente possible fare partire una convenzione universitaria con Insuperabili.

Siete felici del vostro lavoro?

Non è una domanda stupida, mi dice Francesco, perchè a qualcuno banalmente può non piacere il calcio. Però vederli sorridere, giocare e mettersi in gioco suscita un’emozione che non può essere ripagata in nessun modo; lo rifarei altre mille volte. Anche come i genitori parlano di te e ti ringraziano per cose per cui non pensavi nemmeno di dover essere ringraziato lascia senza parole. È stato anche bello finalmente passare alla pratica dopo tanta teoria. Serve il contatto fisico vero con i ragazzi e con i genitori. Clara, dal canto suo, dice che non è facile, è faticoso, che però ne vale sempre la pena. Abbiamo fatto una serie di sacrifici che però sono stati sempre ripagati. È un processo di crescita tanto nostro quanto del ragazzo e del familiare.

Ringrazio infinitamente Francesco e Clara per il loro tempo e il loro prezioso punto di vista.

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