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Come Empatia ha posto le basi per la nostra civiltà

Vi ricordate come ci siamo lasciati l’ultima volta?

Un po’ scombussolati, senza punti di riferimento se non le ampie strade di Empatia che, ricordo a chi non è salito a bordo dal primo articolo, a Neurophilia è una città.

Una città distinta dalle altre, che provoca in chi vi cammina e ne assapora gli scorci la consapevolezza silenziosa d’essere in una città già vista, di esperire una cosa già conosciuta e che una volta, forse, si ricordava meglio.

Empatia è allo stesso tempo déjà vue ed un déjà vécue: già vista e già vissuta.

E ci siamo lasciati con una frase che vorrei ora rammentarvi: senza empatia non solo non c’è conososcenza umana, ma non esisterebbero nemmeno le nostre relazioni più basilari.

Consideriamo questa frase come un assioma, necessario per capire il viaggio di Neurophilia e indispensabile per poter “fare i conti” nella matematica psicologica.

Esatto: anche la psicologia ha una sua matematica. Con più variabili, meno certa, meno deterministica, ma pur sempre una matematica relazionale a cui attingere per verificare, per far crollare o per cambiare i propri schemi mentali riguardo la nostra esperienza del mondo.

Una matematica nascosta a cui torneremo a più riprese, per rinsaldare qualche concetto.

Vi faccio ora una domanda: conoscete davvero l’etimologia di Empatia?

Ve lo chiedo perchè reputo che partire dallo studio dalle parole sia una tecnica di conoscenza formidabile, per due motivi principali:

  • le parole, giunteci sulle labbra come i prodotti degli albori delle nostre capacità linguistiche, sono il risultato di un lungo accumulo di significati e di contestualizzazioni degli stessi anche molto eterogenei tra loro, ognuno con una storia ed un’unicità a sè;
  • per rispetto nei confronti delle parole stesse.

Un libro che mi sento di consigliarvi, oltre all’ovvio dizionario d’Italiano, è una piccola gemma di Umberto Galimberti, chiamato Parole Nomadi.

Un libro a cui ritornare di tanto in tanto, per far sedimentare in memoria certi passaggi storici che hanno portato una parola a ciò che rappresenta ora e per vederla come la punta dell’iceberg di una narrazione che il più delle volte non sappiamo o tendiamo a dimenticare.

Empatia, tra le parole dell’universo psicologico è una delle più dense, ma non per questo impossibile da eviscerare.

E, per indagarne la profondità, ritengo opportuno chiamare in causa una figura con cui potete avere più o meno dimestichezza. Una figura di cui avete sentito parlare almeno una volta se avete studiato letteratura o se avete semplicemente analizzato dei pezzi dell’Iliade o dell’Odissea.

Parlo dell’Aedo, definibile come il “cantore e cantastorie professionista” dei tempi antichi. Una figura che addirittura precede l’Iliade e l’Odissea e che, senza il quale, non sarebbero mai state scritte.

Senza aedi, ovvero senza una tradizione orale, noi non avremmo mai avuto nessuna nozione di civiltà.

Solamente grazie al loro fine, atto a tramandare cultura, a passare modi di vivere da una generazione all’altra, ad emozionare la loro audience in quella che oggi definiremmo “face to face society”, noi abbiamo oggi le conoscenze per poter parlare di ciò che c’era prima di noi. 

Gli aedi furono il tassello posto sul puzzle dell’esistenza sotto forma di canto per cui il futuro potè vantarsi di possedere un passato.

Ringraziateli quando li vedete sui libri di storia o di letteratura.

Inoltre, nell’immaginario classico essi erano ritenuti ciechi, così da non esperire le distrazioni del mondo terreno e poter concentrarsi solo sul loro canto, fino al punto di evolvere una tale sensibilità da poter comunicare con le divinità. Ed è da questa comunicazione con gli Dei che essi divenivano entusiasti, ovvero avevano un “thèos”, un dio, “en”, dentro di loro.

Avete capito bene: entusiamo significa avere dentro di voi un dio che vi guida, che vi indica la strada, che vi fa luce.

Avete mai subito delle critiche nella vostra esperienza di vita perchè troppo entusiasti? Ora sapete che non è uno sbaglio o un aspetto da correggere, ma una fiamma da tenere viva costantemente, a discapito di chi vi vuole spegnere.

E a  tal proposito, prima di svelarvi l’intima natura di Empatia, vi ricordo alcune parole di una fantastica introduzione con cui Paolo Crepet ha deciso di iniziare il suo libro I figli non crescono più:

 

Non farti atterrire dall’urto delle tue emozioni, contamina con l’eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.

Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.”

 

Attraverso questo entusiasmo possiamo avere un passato.

Attraverso questo entusiasmo gli aedi producevano il loro canto e facevano storia.

E sapete come l’aedo poteva comunicare con il suo pubblico? Facendo ricorso all’empatia.

All’inizio della sua comparsa storica, empatia designava la partecipazione emotiva dell’aedo con il suo pubblico, quello che oggi chiameremmo “engaging storytelling”.

Dal greco “en”, dentro e “pathos”, il patire, l’empatia è una simbiosi affettiva che si esplica attraverso un processo di immedesimazione con un’altra persona.

Quando empatizzate vi state immedesimando con il trasporto emotivo di qualcun altro, sentite dentro di voi ciò che sente quella persona, diventate per un tempo impercettibile quella stessa persona ed esperite il suo mondo interno. 

Perchè Empatia è la prima città di Neurophilia? Perchè è la base della nostra civiltà e la base di ogni relazione umana.

Solo se vi approcciate ad Empatia in questo modo potete evitare lo strano senso di straniamento iniziale che avete sentito avvicinandovi ad essa. Ognuno/a di voi è nato/a con quest’abilità fondamentale per adattarsi al mondo e alle persone che lo costituiscono e dovrebbe di tanto in tanto riflettere sullo straordinario potere di cui dispone.

Perchè quando essa manca, è facile che manchi tutto il resto, dalla comunicazione agli affetti, dalle relazioni all’amore.

Tuttavia, se siete in questo viaggio è per un motivo: riappropriarvi o rinforzare la vostre abilità empatiche, per costruire o migliorare relazioni pre-esistenti in tutti i campi della vostra esistenza.

E questo può attuarsi anche conoscendo le basi cerebrali dell’empatia e facendo esercizi corroborarla, rendendosi aperti a farsi illuminare dalla sua luce per illuminare la propria strada.

E se vi dicessi che l’empatia non solo è la base della nostra Storia, delle nostre relazioni ma anche della trascendenza?

 

Vi aspetto al prossimo articolo.

 

 

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